PARROCCHIALE DI SANT'AMBROGIO
La parrocchiale quattrocentesca di Sant’Ambrogio ha mantenuto intatta la cappella presbiteriale, che è il modulo più suggestivo, con la volta a crociera, impreziosita da cinque gemme pendule di forma anulare, di conio gotico-aragonese. Nei peducci dell’arco di trionfo sono scolpiti due angeli, che reggono lo stemma dei Sanjust. Il corpo di fabbrica ha subito nei secoli un processo di definizione, ampliamento architettonico: l’assemblaggio di due bracci laterali nel prospetto anteriore, e del campanile (1619), modificato nella seconda metà dell’ Ottocento, e della Sagrestia (1739), e si è arricchita di un corredo marmoreo e ligneo.
L’altare maggiore ospita il ciborio ligneo scolpito, dorato con mecca e in parte graffito con diversi motivi su sfondo aureo, elaborato dal pittore e scultore Giovanni Angelo Pusceddu (1654). Impreziosisce l’altare, inoltre, il paliotto marmoreo a tarsie policrome (1705). Di Giuseppe Antonio Lonis sono le sculture lignee del Crocifisso (1782), allogato nella Sagrestia, e di Sant’Ambrogio, nella nicchia a destra dell’altare. Nella cappella del Santo Cristo, prima a sinistra, si trova il paliotto marmoreo (1767), unico elemento artistico rimasto di un sontuoso altare.
La Sagrestia accoglie un raffinato lavabo marmoreo con angeli (1705), ed una scultura lignea settecentesca, conservata nella teca del banco dei paramentali, ligneo, settecentesco, di ottima fattura artistica.
Di notevole interesse artistico è, inoltre, il battistero di bianco marmo, strutturato come un parallelepido, a due sarcofagi sovrapposti. In quello inferiore appare lo stemma gentilizio dei Gerona il patronimico del canonico Onofrio Gerona, canonico prebendato della villa di Pauli Pirri, che lo fece erigere, a sue spese, dal marmolero Agostino Monsonato nel 1647, lo stesso artista che nel 1635 lo elaborò - per commissione di Onofrio Gerona - per la parrocchiale di Sestu, e attualmente relegato nella sagrestia, come un lavabo.
La parrocchiale ambrosiana conserva tesori artistici, come il crocione processionale astile argenteo, secentesco, resta il monumento più antico che Monserrato conservi, ed anche l'unico esempio di rilievo architettonico, per alcuni tratti, analogo alla tipologia del tardo-gotico del meridione dell'isola.
Dal 1983 la facciata, scrostata di tutti gli elementi fittizi ed innaturali, appare in tutta la sua architettura e, sopratutto nella sua originaria tecnica muraria, realizzata in conci di marna (comunemente detti di tufo) ben squadrati e tenuti insieme da poca calcina, secondo la tecnica muraria d'antica tradizione (de pedra picada y calsina, come si legge nei documenti attinenti ai contratti d'opera).
Il portale d'ingresso è del tipo ad arcate concentriche, archiacuto. L'ingresso è rettangolare, sovrastato da una lunetta, chiuso in alto da una struttura centinata. La facciata è volta ad occidente, al tramonto, secondo la consuetudine romana (Romano more), perchè il Cristo abbraccia l'alba e il tramonto, la vita e la morte secondo la tradizione bibblica. L'orientamento della facciata permette anche all'ultimo raggio di sole di polarizzarsi sul presbiterio.
L'interno è suddiviso in tre navate, la centrale ampia e alta è determinata da compositi pilastri irregolari, è ritmata per archi ogivali frammezzati da piccoli capitelli poliformi, sui pilastri sono impostate le pareti che sostengono il tetto. La copertura è a botte a sesto acuto percorsa da sottarchi. Le navate minori sono separate dall'aula maggiore da archi ogivali, con copertura a botte, al centro del quale spicca il grazioso poliedro che incastona la figura di Sant'Ambrogio.
L'altare maggiore, elaborato in marmi policromi, rivela la mano maestra di marmorario saputissimo della sua arte, consapevole di piegare la pietra ai propri moduli espressivi. E' impreziosito da un raffinato paliotto, eseguito con tarsie policrome, al centro del quale spicca il grazioso poliedro che incastona la figura di Sant'Ambrogio che, secondo una lettera erronea, reca il bacolo nella destra. Il ciborio ligneo è scolpito, dorato con mecca e in parte graffitto con motivi di ornato su azzurro e con fondo oro. Ha la forma di tempietto, corredato di colonnine di tre ordini diversi, da nicchiette, da volte ai lati che si ripetono attorno al tabernacolo.
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CHIESA DI SANTA MARIA DE PAULIS
(O DELLA B.V. DI MONTSERRAT)
Merita una visita la chiesa filiale della B. Vergine di Monserrato, attorno alla quale si sono annodati secoli di storia: ha costituito il nuovo nucleo dell’insediamento umano nel Basso Medio Evo. L'esistenza della chiesa di Santa Maria de Paulis è attestata fin dal sec.XII, epoca in cui i Vittorini possedevano, alle dipendenze del priorato di S.Saturnino di Cagliari un territorio che si estendeva dalle saline di Quartu S.E. fino a Decimo e Siliqua.
Nel 1183 passò nelle mani dei Vittorini.
Secondo il Vitale essa venne rifondata su un antico tempio pagano (si tratta però di antiche leggende). Espulsi i Vittorini dai pisani nel 1246 da Cagliari, la chiesa di Santa Maria restò sotto la giurisdizione dei monaci fino all'arrivo degli aragonesi. Questi ultimi portarono il culto per la Vergine di Montserrat, infatti in Sardegna tutte le chiese intitolate a Santa Maria aggiunsero il titolo di Montserrat.
La statua infatti regge con la destra il Bambino e con la sinistra una sega, ad indicare che si tratta della Vergine di Montserrat ossia della Vergine del Monte a forma di sega venerata in Catalogna. Il culto per la Vergine di Monserrato si sviluppò in modo così profondo nella coscienza popolare che dopo l'unità d'Italia, Pauli-Pirri divenne prima Pauli - Monserrato e poi, definitivamente , Monserrato. La chiesa ebbe diverse modifiche nei secoli che ne hanno mutato la connotazione originaria. La vecchia chiesa di forma quadrata, di blocchi calcarei, venne demolita nel 1856. La forma attuale, ha la pianta a croce greca, con cupola centrale e altre tre che coprono bracci e abside, risale alla seconda metà del sec. XIX. La facciata è timpanata, suddivisa in tre ordini orizzontali da cornici marcapiano, sicuramente è stata modificata dopo la seconda guerra mondiale. Sul lato destro, tra cappella e l'abside, è assemblata la sagrestia, mentre sul lato sinistro si staglia un campanile a vela.
Nella facciata si nota il nuovo portone realizzato in bronzo dal pittore e scultore monserratino Gianni Argiolas. L'altare maggiore è un bell'esempio di raffinatezza dei marmorari, con tarsie policrome; l'espositorio marmoreo che sovrasta l'altare, imponente ma armonico, un vero gioiello dei marmorari del cagliaritano. Nella chiesa si conserva il simulacro della madonna, titolare di un cospicuo patrimonio, costituito da gioielli antichi ed ex voto in oro e in argento, testimoni di una raffinata oreficeria. Il presbiterio sopraelevato di due gradini dal piano della navata è separato da questa da una balaustra marmorea policroma; fu pianellato nel 1914, dono dei coniugi Raffaele Picciau e Francsca Anna Loddo.
Nella sagrestia sono conservate le statue di San Sebastiano, di Sant'Ambrogio, di San Filippo, di Sant'Isidoro, di San Luigi Gonzaga e un'antica statua di Sant'Antonio da Padova col bambino. Nella cappella a sinistra si trova la statua di Santa Filomena, conservata in una urna di vetro.
Nel 1990, presenti l'arcivescovo ausiliare di Cagliari Mons. Tarcisio Pillolla, il parroco don Mario Secci, il presidente del Consiglio di Circoscrizione Bruno Spada, l'Assessore ai Lavori Pubblici, Ambrogio Atzeni, è stato inaugurato il dipinto del braccio destro della chiesa, realizzato da Gianni Argiolas e da Augusto Loi insieme con i ragazzi di bottega. La pittura, ha il titolo La processione della B.V.di Monserrato, ed è affollata da centottanta figure, in cui sono individuabili personaggi più o meno noti della città.
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CHIESA CAMPESTRE DI SAN LORENZO
E' dedicata al martire ucciso il 10 agosto dell'anno 258 d.C., l'edificio attuale, consacrato nel 1903, presenta una struttura architettonica elementare e priva di elementi colti. E'a pianta rettangolare, mononavata, con volta a botte percorsa da archi trasversali; il vano presbiteriale è compreso nell'abside semicircolare, coperta da un catino. Nella semplice facciata a capanna, suddivisa orizzontalmente in tre parti da cornici, si apre un loculo, dal quale riceve la luce.
Sui lati corrono i contrafforti perpendicolari. Sul lato destro, adiacente all'abside, è assemblato il dado della sagrestia, mentre dal lato sinistro sono visibili per terra monoliti squadrati, materiale di spoglio, traslatovi da Monserrato, per essere utilizzato come panche. Sul medesimo lato sono visibili due bocche di cisterne, ora prosciugate, in cui si travasava l'acqua, trasportatavi con carri, per il periodo dei festeggiamenti. L'interno è spoglio. Il presbiterio, rialzato, ospita un umile altare marmoreo di mano artigianale, fatto nel 1903. L'esistenza della chiesa campestre di San Lorenzo è connessa con le vicende dei Sajust, feudatari di Pauli, per merito dei quali sale agli onori della storia feudale.
Nel 1690, allorchè la villa di Pauli fu scorporata dalla Baronia di Furtei, pure dei Sanjust, per essere inglobata nella nuova contea di San Lorenzo. Pauli passò al rango di capoluogo della Contea, che comprendeva anche la villa di El Mas, popolata e di Sisali, spopolata, ed i Sanjust furono, investiti, secondo le procedure di infeudazione vigenti in Italia, "conti di San Lorenzo". Carlo II, re di Spagna, con il diploma del 20 aprile 1690 concesse il titolo di Conte di San Lorenzo a favore di Francesco Sanjust, che lo trasmise agli eredi ed ai suoi sucessori.
Si ha notizia negli anni 1759-1763 che l'arcivescovo Natta la interdesse alle funzioni religiose, perchè distrutta e profanata. Nel 1794 il materiale di spoglio fu utilizzato per l'ampliamento della chiesa della B.V. di Monserrato per costruire due nuove cappelle laterali, una dedicata "al glorioso San Luigi " e l'altra "al glorioso San Lorenzo", festeggiati solllemni religione nella villa.
Fu ricostruita nel 1902 nella piana di San Lorenzo, ed inaugurata nel 1903. Della posa della prima pietra fu redatto il verbale dal notaio Zorcolo, firmatari l'Arcivescovo di Cagliari Balesta ed il parroco dr. Barra. I coniugi Antonio Spiga e Bellanna Dessi donarono l'altare in marmo e Valeriano Spiga, il cocchio per il trasporto del simulacro.
Nel 1972, ormai pericolante, fu salvata dalle ruspe da un imprenditore monserratino, Mario Pili, che insieme ad un comitato pro-restauri consentì ai fedeli di ripristinare una tradizione religiosa secolare.
Festa celebratissima nel passato, quando si correva il palio, i cui vincitori ricevevano in premio 150 palmi di stoffa pregiata, di notevole valore economico; la chiesa, si anima durante i festeggiamenti agostani dal 9 al 12 ed il simulacro del santo che è ospitato nell'oratorio di San Valeriano, a Monserrato, viene trasportato con il cocchio attraverso le vie del paese per andare nella "sua" chiesetta campestre.
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CHIESA DI SAN VALERIANO (Oratorio)
La chiesetta di San Valeriano, detta anche Oratorio, avrebbe dovuto assolvere alla funzione di cappella privata della famiglia Spiga, la quale la fece erigere nel terreno di sua proprietà, dirimpetto alla casa di abitazione padronale. Dopo una lunga e spinosa controversia con il parroco pro tempore dr. Raimondo Barra, la suddetta famiglia ottenne il nihil obstad dall'Ordinario Diocesano.
La prima pietra fu deposta il 24 Ottobre 1906 dall'Arcivescovo di Cagliari Mons. Pietro Balestra che il 5 Maggio del 1910 consacrò la chiesa, il simulacro di San Valeriano, i paramenti, gli arredi sacri e le due campane sistemate nel campanile a vela. Al suo interno, una lapide reca incisa la seguente epigrafe: "D.O.M. SANCTO VALERIANO M. SUIS SUMPTIBUS-SACELLUM HOC RITA SERRI-VALERIANUS SPIGA-PASCHALA SERRI DICARUNT A.D. 1907" (A Dio Ottimo Massimo a San Valeriano M(artire), Rita Serri, Valeriano Spiga, Pascala Serri, a proprie spese, dedicarono questa cappella nell'anno del Signore 1907).
La struttura dell'edificio è a pianta rettangolare con copertura voltata a botte, affrescata. Nell'altare si conserva il simulacro di San Valeriano. E' ospitato anche il simulacro di San Lorenzo che, per le celebrazioni agostane, viene traslato in processione nella chiesa campestre omonima. Vi si custodisce, inoltre, il cocchio che trasporta San Lorenzo, il quale fu commissionato e pagato da Valeriano Spiga, alla cifra di lire duemila.
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CHIESA DI SAN FILIPPO (scomparsa)
La chiesa di San Filippo è scomparsa. Ignota l'ubicazione. L'Anonimo del 1916 suppone che nella stessa piazza della chiesa della Beata Maria Vergine fosse ubicata la chiesa di San Filippo. La sua esistenza storica è provata dagli atti della Causa Pia di Monserrato dove si legge che nel 1622 il procuratore della chiesa parrocchiale di Sant'Ambrogio e delle altre chiese, certo Antonio Cadoni, nella partita di scarico annota di aver pagato soldi 10 al muratore per "aver addobbato e incalcinato 5 cappelle e aver addobbato tutta la teulada di San Filippo". Nel 1650 il procuratore della parrocchiale e delle chiese, certo Giovanni Antonio Pichau dichiara di aver corrisposto a Giovanni Maria Pichau soldi 3, denari 6 per "accomodar la chiesa di San Filippo".
Nel 1846 era certamente in piedi perché il canonico prebendato della villa di Pauli - Pirri, can. Efisio Muscas, afferma che "nella chiesetta filiale di San Filippo anticamente si celebravano le feste". Nella sacrestia della chiesa della Madonna di Monserrato si conserva, tra le altre, una piccola, antica statuetta lignea che attesta il culto per questo Santo.
CHIESA DI SAN SEBASTIANO (scomparsa)
Scomparsa di recente, restano solo pochi ruderi che hanno consentito di ricostruirne le proporzioni di chiesetta filiale. Notizie certe della sua esistenza sono reperibili negli atti della Causa Pia di Monserrato conservati presso l'Archivio Arcivescovile di Cagliari, dove risulta la spesa di 2 soldi e 10 denari pagati dal procuratore della parrocchiale e delle altre chiese, Giovanni Antonio Pichau, a tale Giovanni Maria Pichau "por accomodar la Iglesia de S.Sebastian". In un'altra annotazione, risulta che il suddetto procuratore pagò 1 soldo e 2 denari ad Ignazio Espiga per la riparazione della "y lola de San Sebastian". Infine, sempre la Causa Pia, riporta che nell'anno 1650, il già più volte citato procuratore, pagò tale Francesco Rosso, "campanero", 15 soldi per "accomodar" la campana di San Sebastiano.
A partire dal 2 Luglio del 1824, la chiesa di San Sebastiano fu adibita a sede scolastica in quanto "il locale è sufficientemente comodo" secondo una relazione sulle scuole elementari della Sardegna, datata Cagliari 3 Maggio 1847, conservata presso l'Archivio di Stato di Cagliari ed ancora nel 1846, interdetta e ridotta a scuola, secondo quanto riporta una lettera conservata presso l'Archivio Arcivescovile di Cagliari, inviata dal can. prebendato della villa di Pauly-Pirry, Efisio Muscas, all' Arc. di Cagliari.
Agli inizi del Novecento, la chiesetta riacquistò la sua funzione naturale in quanto l'arcivescovo di Cagliari non rilasciò più il nulla osta. Di notevole esisteva una pila per l'acqua santa corredata di dieci piccole rose, di cui 6 in rilievo, ed un bel rosone nel fondo. Vi si leggeva l'epigrafe: 1705. S. PILONI posta tra due uccelli, allusivi al cognome scolpitovi. Di questa pila, portata dalla parrocchiale di Sant'Ambrogio, non si ha più notizia.
CHIESA DI SANT'ANTONIO (scomparsa)
La chiesa di Sant'Antonio è scomparsa. Ignota l'ubicazione. L'Anonimo del 1916 asserisce, gratuitamente, che nella stessa piazza della chiesa della Beata Maria Vergine, esisteva la chiesa di San Filippo poi detta, più comunemente, di Sant'Antonio. Tale affermazione non trova riscontro in altre fonti; a conferma di ciò, esiste una prova negli atti della Causa Pia di Monserrato conservati presso l'Archivio Arcivescovile di Cagliari: nel 1650, mentre al foglio 102 v., il procuratore Giovanni Antonio Pichau paga per accomodar la chiesa di San Filippo, nello stesso anno, al foglio successivo (103 v.) si legge che lo stesso procuratore ha pagato Ignazio Spiga per tante tegole per accomodar la chiesa di Sant'Antonio 'y lola de San Sebastiano soldi 1 denari 2. Un'altra prova che documenta il culto per quel Santo nella sua chiesetta, è la presenza nella sacrestia della chiesa della B.V. di Monserrato di una piccola, graziosa e certamente antica statua omonima.
Non esistono altre prove in merito.
PARROCCHIALE DEL SS REDENTORE
La parrocchia del SS.mo Redentore fu eretta dall'arcivescovo Mons. Paolo Botto il quale, nominato primo parroco il sac. don Paolo Deiana, pose la prima pietra il 20 Febbraio 1955. L'edificio, caratterizzato da una sola navata di m. 40x15, un presbiterio di m. 6x4 ed una torre sul fianco alta circa m. 26, non offre alcun elemento di rilievo architettonico e si colloca in quelle tipologie, nate nel dopoguerra, allorché anche le chiese assunsero la fisionomia di capannoni industriali. Fu inaugurata il 29 Giugno del 1970. Oggi la comunità che gravita attorno al SS. Redentore è la più popolosa e raccoglie il nucleo più giovane della città di Monserrato, difatti, conta più di 10.000 fedeli.
(Agus Serafino, Arte e Religione a Monserrato, Ed. Grafica del Parteolla)
SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE
La parrocchia,intitolata al santo fondatore dei fratelli cristiani,è stata progettata dall'ingegner Antonio Callai.L'architettura elaborata da Callai risente di influssi d'oltralpe, in sintonia con il rinnovamento liturgico iniziato in Belgio ed in Germania. Iniziati nel 2001,i lavori sono stati ultimati nell'ottobre del 2004,con il completamento del sagrato.
L'inaugurazione è stata celebrata l'11 dicembre 2004 da Mons. Giuseppe Mani, arcivescovo di Cagliari, presente il sindaco Antonio Vacca, assessori e Consiglieri comunali. La chiesa è stata costruita su di una pianta a semicerchio, di modo che i raggi del sole convergono verso l'altare centrale, l'esterno è stato realizzato in cemento faccia a vista e sormontata da un'ampia copertura in legno di larice a forma di vela. Chi entra nell'aula si trova in un arco di 180° che ha la linea di convergenza verso un unico punto geometrico: il luogo del sacrificio. L'altare centrale reca dei bassorilievi a soggetto eucaristico, scolpiti da Angelo Casula di Barrali , su disegno dello stesso Callai.
L'edificio è corredato di sessanta vetrate, di cui quaranta pitturate e venti incise, opera della pittrice monserratina Anna Verona e dell'artista Giampaolo Serra che non distraggono il fedele, ma lo conducono alla lettura di passi testamentari. Sul transetto principale sono presenti una fonte battesimale e una penitenziera di forma cilindrica che presentano delle vetrate richiamanti le simbologie del battesimo e della penitenza.
LA COLONNA GIURISDIZIONALE
La Croce di Marmo ( La Cruz de Màrmol ) è posta sopra un basamento tronco-piramidale in cui si legge,inciso, l'epigrafe MESSO 1563, l'anno che segna l'inizio dei registri parrocchiali di Sant'Ambrogio, che proprio in questa data rubricò il primo battesimo dopo il Concilio di Trento. Punto di passaggio obbligato da e per Monserrato dopo l'inondazione del 27 ottobre del 1796 che provocò più di venti morti e distrusse due terzi delle abitazioni. Nel 1798 il Consiglio di Comunità decise di ricostruire il ponte sullo stagno " a filo dritto passando dalla Croce di Marmo di questa villa" dove passava la " strada maestra" ( el Camino Real ) che collegava Cagliari con Pauli Pirri , e con las villas de Partiolla, de Gerrey, Partiolla Sinnai, Septimo, Mara y Selargius.
Rivolta alla piazzetta reca l'effige del Cristo, nell'altro lato la Madonna col bambino. Questa croce dalla forma gotica, poggia sopra una colonna romana monolitica,che attesta ulteriormente l'epoca imperiale di Monserrato. Ebbe la funzione giurisdizionale perchè delimitò la sfera di competenza territoriale ecclesiastica ed il jus decimarum. Il luogo che ospita la croce è denominato sa prazzixedda de sa crux'e marmuri (la piazzetta della croce di marmo).
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IL MONUMENTO AL REDENTORE
Il XX secolo si apre con il Giubileo secolare, per celebrare l'Anno Santo del 1900, ed in questo periodo si diffuse il culto per il Cristo Redentore. In suo onore si innalzarono monumenti, dei quali il più famoso è quello di Nuoro, eretto sul monte Ortobene.
Monserrato, sebbene avesse contribuito alle spese per la sua realizzazione, volle costruire un proprio monumento al Redentore.
Per questo motivo, sotto gli auspici della Società Sant'Ambrogio e l'impulso del dr. Raimondo Barra, si costituì un comitato che raccolse i soldi per la realizzazione della statua. Fu commissionata alla ditta Rosa Zanazio di Roma che la fuse in ghisa dorata. Lo studio del basamento fu affidato all'ing. Dionigi Scano, che lo elaborò come un obelisco.
Terminato nel 1905 fu inaugurato dall'Arcivescovo di Cagliari mons. Pietro Balestra nel 1907. In onore del redentore, nel 1954 fu intitolata la parrocchia omonima e la strada che, attraversando il paese, la collega alla parrocchiale Sant'Ambrogio.
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