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PREMESSE

L'abbigliamento è l'immagine speculare del cammino percorso da un popolo lungo la sua storia: segna l'evoluzione della società, in quanto indica fedelmente lo stato e la posizione sociale dei suoi cittadini.

Il costume monserratino ha subito diverse modifiche per le continue contaminazioni dovute alla presenza di potenze estranee sul territorio.

Si può parlare di tre costumi femminili (di gala, giornaliero e domestico) e di due maschili. Il primo costume femminile autentico risale alla prima metà del settecento, conservato e trasmesso di generazione in generazione dalla signora Rita Casu, trisnonna della madre del sig. Pietro Zuddas. I costumi riproposti oggi, generalmente fabbricati dopo la seconda guerra mondiale, sono stati smembrati, sopratutto le gonne, per adornare i simulacri; un esempio sono gli scampoli di tessuto (abordau e broccato de fordallinu), sotto la veste della statua della Madonna di Monserrato conservata nell'omonima chiesa. 

 

IL COSTUME DI GALA FEMMINILE

Il costume di gala femminile, denominato su fordallinu generalmente indossato per le nozze, è l'abito di gala per eccellenza, Su Bistiri bonu, come lo rivela la lunga catena a grossi anelli usata per incatenare gli sposi durante la cerimonia nuziale.
L'abito di gala era generalmente costituito da numerosi capi:

  • Capo:  I capelli delle donne venivano raccolti dietro la nuca ad una cuffia di tela rosa a sacco, sa scuffia o sa berritta rosa. Il modello è costituito da un rettangolo di tela rossa magenta, chiuso sul lato lungo ed arricciato ad una estremità sulla quale viene appuntato un fiocco, su froccu de velludu. Nei vestiti più sfarzosi il fiocco è suddiviso in due liste che ricadono lungo le tempie con frange dorate. Sopra il velo bianco di tulle (su velu biancu) ricamato a mano, lungo fino ai fianchi. Il velo veniva indossato piegato a triangolo e ricadente sul seno con due punte tenute allargate, oppure allacciato sotto il mento.
  • La camicia:  La camicia di tela bianca (sa camisa bianca) con pizzo inamidato nei polsi e nel colletto alto, ricamata nelle spalline e plissettata nelle maniche, era di cotone o di lino. Era lunga, perchè fungeva anche da sottogonna. Il tipo di camicia variava per l'occasione ed il ceto sociale di chi la indossava. Sa camisa bona veniva portata in corredo per le nozze o veniva indossata in chiesa  nelle occasioni importanti.
  • Corsetto:   Sulla camicia si indossava su sinzu. Un semplice corsetto, piccolo, aderente al corpo, aperto sul davanti. Il tessuto più utilizzato è il velluto. Il broccato ed il raso venivano utilizzati per i corsetti di grande pregio, per le cerimonie importanti, non a caso , solo dalle famiglie benestanti.
  • Giacca:   La giacca nera (sa baschina) di velluto nero corta, le maniche sono aderenti e corte sino al gomito dove terminano a siguredda, cioè con un riporto rigido che sporge all'esterno guarnito di galloni dorati. Al collo erano applicati due nastri di raso celeste, sui quali era sovrapposto un nastro rosa corredato di frange di filo d'oro che scendevano fino alla vita.
  • Gonna:   La gonna (su fordallinu) di broccato verde dai fiori variopinti, esaltato dall'aggiunta di fili d'oro, era rivestita con fodera rossa all'interno. Si tratta del capo più ricco e più vistoso del costume di gala che prendeva il nome proprio da questo elemento. Il materiale che costituisce su fordallinu è la seta, di titolo finissimo, che lo impreziosisce e gli conferisce l'aspetto lucido; all'estremità una fettuccia rossa risalta la passamaneria dorata.
  • Sottogonna:   Oltre alla camicia la funzione di sottogonna, veniva espletata, da una gonna di tela bianca con pizzi nel bordo inferiore (gunnedda arrandada).  Secondo alcuni lasottogonna per eccellenza è sa sajetta che, per diverso tempo ha sostituito la stessa gonna in broccato verde nel campidano di Cagliari (bistiri de sajetta). Questa è fatta di orbace scarlatto con balza in damasco giallo, la cui lunghezza non superava quella della gonna.
  • Grembiule:   Per coprire l'apertura anteriore della gonna, su spotellitu, si usava il grembiule (sa fuscadroxa) di broccato bianco, impreziosito da trine d'oro e da perline. Foderato di velluto avvinato, evidente nella parte alta, centrale, circondava la gonna con ampio drappeggio. La sua denominazione è ascrivibile al fatto che fasciava il corpo dalla cintola in giù fino all'anca.
  • Cinta   Analizzando le testimonianze fotografiche e l'abito conservato al Museo Etnografico di Nuoro, si osserva la presenza de sa lazzada o cinta de oru . E' lunga circa due o tre metri e avvolge la vita  in modo da ottenere una fascia doppia  il bordo inferiore de su sinzu ed il bordo superiore della gonna.
  • Fazzoletto:   Sopra il corsetto si indossava il fazzoletto (su muccadori 'e piturra) di tela bianca fine che si disponeva diagonalmente sul petto per appuntare i gioielli e nascondere le forme. Nei costumi più raffinati, era di seta (su muccadori de seda).
  • Scarpe:   le scarpe (is caprittas) erano a forma di stivaletto alla caviglia, di broccato di seta verde, della stessa stoffa della gonna e della fodera rossa.
  • Calze:   le calze (is miggias) lunghe fino al ginocchio, di cotone o di lana, a seconda del clima, lavorato ai ferri o ad uncinetto (punto cece).

 

IL COSTUME GIORNALIERO FEMMINILE

A differenza dell'abito di gala, di esemplari de S'Abordau se ne trovano diversi , grazie alla resistenza e robustezza delle stoffe con cui venivano confezionati, sopratutto il bordatino a righe rosse e blu della gonna, caratteristica di tutto il campidano di Cagliari. Su bistiri de Abordau aveva numerose varianti a seconda dell'occasione e dal numero degli elementi che lo componevano. Questo modo di vestire era tipico dei paesi limitrofi di Cagliari. Il suo nome varia leggermente come pronuncia per cui può essere Abordau, Bodrau o anche Bordallinu. Tutto l'abito prende il nome dal tessuto della gonna, la cui origine si fa risalire a Bordeaux, da dove la stoffa sarebbe stata importata; oppure c'è chi attribuisce il nome all'abitudine di orlare una fettuccia di diversi colori la parte inferiore della gonna ( bordau) bordato.

L'abbigliamento usuale era composto da:

  • Il capo: Quando non era presente la cuffia, si indossava su turbanti , un fazzoletto dai colori sgargianti che raccoglieva i capelli, annodato sotto il mento; una benda rossa che ricade, in doppia lista, sulle tempie. Negli esemplari più sfarzosi era presente su sciallu de seda, di seta verde a fiori viola e neri, oppure di seta viola a fiori rosa, ciclamino e neri. Quadrato, con lunghe frange lavorate a mano. Frequente su sciallu in tibet con ricami: con i  pavoni nell'angolo, ricadente sulle spalle (a pavonis) ed a bouchet di fiori (a froris a buchettu).
  • La camicia: bianca (sa camisa ricamada), di tela ordinaria, aggraziata sul petto da volants, anticamente veniva guarnita su polsini e spalline con un ricco ricamo a isfiladu, camicia molto ampia, bianca smagliante, increspata al collo, ai polsi e all'attaccatura delle maniche. La camicia è coperta da un giubbettocorto, confezionato con panno marrone, dalle maniche lunghe e trapuntate, sbuffate e arrichite da volants di chiara ispirazione d'oltremare.
  • Giacca: Vi erano diverse varianti di giacchino; il più diffuso era su spensu di seta di vari colori, molto attillato e irrigidito davanti con due stecche. Chiuso con ganci fino al collo, asole realizzate con filo d'oro e la pettina lavorata a piccole pieghe. Le maniche sono guarnite ai gomiti da due sbuffi a palloncino, ornati con trine e piccole frange; i polsini sono rifiniti con broccato e chiusi con bottoncini rivestiti con la stessa stoffa della giacchina oppure sono in metallo o vetro.
  • La gonna: abordau, lunga e ampia di tessuto di cotone marrone, a strisce rosse e blu era finemente plissettata. La plissettatura veniva fatta mettendo in evidenza il blu e nascondendo il rosso all'interno delle pieghe nelle situazioni di lutto, sa neixedda.
  • Grembiule: su deventali era fatto di cotone celestino o bianco,se usato in casa, altrimenti, se indossato per le cerimonie o per uscire, poteva essere di seta operato lungo i bordi, con bordature ricamate.

 

DOMESTICA DEL CAMPIDANO

Una denominazione generica attinente a tutte le donne che, data la loro condizione sociale, vestivano in modo semplice e comune. Il costume era composto da una camicia, un busto smanicato, un fazzoletto incrociato sul petto, un altro per raccogliere i capelli, la gonna di bordatino sulla quale ricadeva un semplice grembiule di cotone. Su questo abbigliamento basilare si innestavano spesso varianti di tessuti e di colori. La gonna, in particolare poteva essere rossa, senza balze, i fazzoletti bianchi o variopinti. Ognuno introduceva le varianti a seconda del proprio gusto personale.

 

IL COSTUME MASCHILE

La tavola n°9 disegnata dal Dalsani nel 1878 (Il Buonumore - Cagliari 1878), illustra il costume giornaliero maschile di Pauli-Pirri. Esso era caratterizzato dai seguenti elementi:

  • Copricapo (sa berritta) schiacciato sulla testa ed avvolto in un ampio fazzoletto di seta (su muccadori a turbanti) annodato sulla fronte. In particolare, quest'ultimo era di colore bianco per i celibi, di vario colore per gli sposati (muccadori a s'antocca);
  • Camicia (sa camisa) di tela bianca comune, dal collo alto alla coreana (camisa a gutturinu) per il lavoro, con colletto ricamato per le occasioni  importanti. Sia i polsini che il colletto venivano chiusi da gemelli in filigrana;
  • Panciotto (su cropettu) confezionato di panno azzurrognolo stampato con disegni a palline nere, fermato da una fila di bottoni d'oro (da 1 a 12) e ravvivato da un bavero trapezoidale giallo-verde;
  • Giacca (sa giacchetta) corta, nera, dalle maniche lunghe strette, chiuse da ampi risvolti, di un tessuto avvinato;
  • Gonnellino (is crazzonis de arroda) corto, ampio, sbuffato e della stessa stoffa della giacca;
  • Calzoni (is cratzonis) di tela bianca comune, ampi, chiusi sopra il ginocchio dalle ghette (is crazzas) lunghe, della medesima stoffa del gonnellino, fermate sotto il ginocchio da una cinturina di stoffa azzurrognola e da una stoffa sotto le scarpe;
  • Scarpe (is crapittas) in pelle nera, qualche volta a stivaletto, con elastici ed a punta arrotondata;

 

GIOIELLI  FEMMINILI

I monserratini (is Paulesus), amavano adornarsi con molti gioielli, in tutte le occasioni i costumi ne erano abbelliti. Sa prenda era un oggetto che nell'immaginario collettivo serviva ad esorcizzare le forze del male; un simbolo del patto di fede. Is prendas  si tramandavano di generazione in generazione.
Gli orecchini erano un tipo di gioiello estraneo alla tradizione sarda più antica, esso andò diffondendosi nell'ottocento e le sue tipologie denotano una dipendenza da modelli provenienti da altre regioni.
Gli orecchini vengono indicati come lorigas  se costituiti da un cerchio (d'oro e d'argento), e arrecadas quando è presente un pendente. Questo tipo di gioiello può avere differenti forme e motivi ornamentali; a Monserrato is arrecadas, in genere di filigrana d'oro, presentano il corpo centrale a pala, arrecadas a palia, quasi a forma di farfalla o a forma di galletto interno al cerchio, arrecadas a caboniscu, oppure a forma di mora, arrecadas a mura. Le foto d'epoca ci mostrano che is prendas  più usate dalle Paulese, sono quelle a forma di pala. Questo monile è costituito da tre elementi: quello superiore a fiore in lamina d'oro con scaramazze, quello centrale  a fiocco in lamina traforata e incisa; quella inferiore tripartita a fiore, unite con perle di fiume.

Un altro elemento indispensabile nella donna paulesa era la collana (sa cannacca ), formata da grossi vaghi in oro composti da due calotte semisferiche in lamina d'oro sottile, saldate tra loro, a forma di chicco d'uva a pibionis . Una particolarità di Monserrato è sa cannacca a nuxeddas, una collana a forma di noci a scrosc'e nuxedda, unita da un nastro, in genere rosso o verde. Un altro tipo di collana è composto con gli elementi a forma di semi d'oliva sa cannacca a pisu de olìa. Altri tipi, sono quelle costituite da più file di catene d'oro, cadenatzu e giunchigliu che si usavano per ornare i costumi di gala; mentre le ricche proprietarie terriere esibivano su craugheri, una lunga catena da cui pendevano le chiavi di casa ed i porta - profumi.

La varietà dei gioielli femminili è ampia, e tra questi occupano un certo rilievo i pendenti e le spille. Il pendente, per antonomasia è su lasu o s'allasu; è costituito da lamine d'oro rifinite in filigrana e decorate con pietre e piccole scaramazze; è formato da tre corpi: su froccu, su dominu, su pendenti, che possono essere usati anche singolarmente.
La spilla è un gioiello tipico dell'oreficeria sarda, e quella a forma di testa s'agull'e conca, è la spilla più utilizzata: come fermaglio sopra il velo, il fazzoletto da testa e lo scialle. Ha la forma di margherita con la corolla in filigrana, con al centro una pietra rossa con cerchi concentrici di scaramazze e numerosi petali di lamina opaca lavorata a bulino; il gambo è in filigrana mentre le foglie sono simili al gambo. Le spille da petto prendono il nome di broscia.